Al Festival of Speed di Goodwood vince la passione: hanno sfilato auto pazzesche. E anche Pirelli ha fatto il suo show
C’è un posto in Inghilterra dove la velocità ha il profumo dell’erba tagliata e delle fragranze vintage di benzina al piombo. Un posto dove le auto non vengono idolatrate sotto le luci fredde dei musei, ma corrono. Urlano. Scivolano in salita, tra balle di paglia, aria densa e applausi. È Goodwood. È luglio. E il Festival of Speed è tornato, più teatrale, sensuale e clamoroso che mai.
Quest’anno, tra i giardini pettinati del Duca di Richmond, Pirelli ha rubato la scena. E lo ha fatto con una parata di mostri sacri: una formazione da 10.000 cavalli per celebrare i quarant’anni del mitico P Zero. Dalla Ferrari F40 – il primo amore, rosso sangue – alla Delta S4 Stradale, madre di tutte le belve da rally, fino alla nuova Lamborghini Urus SE, prima al mondo a montare la quinta generazione di P Zero. Lì, sul rettilineo che porta alla collina, è andata in scena una messa laica per i devoti della gomma e del coraggio.
Nel corteo c’era tutto: la Pagani Utopia Roadster, con le sue curve da pin-up scolpite nel carbonio e il cuore V12, l’evanescente Lotus Evija da oltre duemila cavalli elettrici, la McLaren Artura col Cyber Tyre, la Porsche 911 Carrera GTS, l’Aston Martin Vanquish Volante. E infine una Formula 1, per ricordare che quel battistrada ha origine sulla pista vera. Non era solo una sfilata. Era una dichiarazione di principio: qui si corre ancora per amore.
Ma Pirelli non si è fermata ai cavalli vapore. Ha presentato anche il primo pneumatico di serie con oltre il 70% di materiali bio-based e riciclati: l’anima verde del futuro, progettata per JLR e montata su cerchi da 22” delle Range Rover. Un’anima fatta di silice estratta dalla lolla del riso, di acciaio da rottami e di gomma naturale certificata FSC. Il futuro, a Goodwood, ha la firma di chi inventa e non insegue. E poi c’era lui. O meglio, lei: Eccentrica. Il restomod su base Lamborghini
Diablo che ha stregato il paddock come una femme fatale in tailleur rosso corsa. Non una semplice reinterpretazione, ma un esercizio di stile e provocazione. Cofani tagliati con l’accetta, griglia scolpita come una scultura brutalista, interni sartoriali che sembrano rubati a un jet privato di Saint Moritz. Un’auto che non chiede il permesso. Un’auto che pretende.
La magia di Goodwood è proprio qui: nella convivenza dei contrari. A pochi metri da Eccentrica sfilava la nuova Bentley Bentayga Speed, elegante come un salotto di club privato a Mayfair. Poco più in là, gli occhi rapiti da un restauro maniacale di una Alfa 8C Competizione. In sottofondo, costante, il ronzio di elicotteri che scendevano su prati dove i bambini giocavano scalzi e i gentlemen bevevano gin tonic.
C’è polvere, certo. Ma non quella che soffoca: qui accarezza. C’è sudore, ma non di fatica: di passione. Goodwood è un’esperienza multisensoriale, dove tutto è reale ma niente è banale. Ci si sente parte di qualcosa che trascende la semplice auto. È culto, è circo, è poesia meccanica.
Se è vero che l’automobile del futuro sarà elettrica, sostenibile, silenziosa – qui si è capito che potrà esserlo anche con eleganza. Con rispetto per il passato. Con quella maledetta, meravigliosa capacità di far battere il cuore. Come solo Goodwood sa fare.













