Santilli: “Nel prossimo decennio, il full hybrid continuerà a essere fondamentale” Ecco Aygo X dove l’integrazione del sistema ibrido funziona come un orologio
Per avere la certezza di quanto Toyota sia cresciuta in modo decisamente sorprendente sul nostro mercato, siamo andati a (ri)vedere i numeri UNRAE. Nel 2010 la Casa giapponese si fermò al 3,91% di quota sul totale, con 76.611 unità, e cinque anni dopo riuscì a superare di poco il muro del 4%, malgrado un numero minore di immatricolazioni (65.571). Nel 2020 arrivò un’ulteriore crescita, raggiungendo il 5,15% di quota con 71.148 unità. Ma il vero salto è stato quello del quinquennio post-Covid: a fine anno la Casa dell’Ellisse dovrebbe toccare quota 8%, con oltre 120 mila immatricolazioni e un leggero aumento rispetto al 2024. Un bel risultato, considerando che il mercato italiano chiuderà con un triste bilancio generale (e proprio brutto per alcune Case).
La sorpresa è che Toyota non solo si conferma primo importatore, mettendo alle spalle, sia pure di poche unità, Volkswagen, che per gli automobilisti italiani ha sempre rappresentato la Casa straniera per eccellenza (insieme a Renault), ma ha ormai nel mirino Fiat. Circa 20 mila unità le separano, quando nel 2005 erano circa 340 mila: era un mercato da 2,2 milioni di immatricolazioni contro gli 1,6 milioni attuali, ma la proporzione non regge comunque. È evidente che Toyota viaggi con un turbo da F1, mentre Fiat sembra avere il freno a mano perennemente inserito. Ma c’è un aspetto che sorprende ulteriormente, pensando a quanto l’Ita-lia sia considerata un Paese conservatore anche (e soprattutto) in fatto di automobili: la leadership di Toyota a livello locale.
A novembre è il primo brand in ben sei Regioni: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Toscana e Veneto. E ci sono ben 25 capoluoghi dove il marchio si trova in testa alle vendite: Roma (con la straordinaria quota del 17%), Milano, Bologna, Verona, Treviso, Piacenza, Mantova, Prato, Bergamo, Macerata, Forlì-Cesena, Cremona, Cagliari, Monza, Viterbo, Sondrio, Foggia, Palermo, Rimini, Novara, Trieste, Pavia, Padova, Varese e Vercelli.
Un ottimo risultato che fa riflettere su quanto abbia funzionato la strategia “multitecnologi-ca”, lontana da ogni integralismo, per garantire la migliore soluzione di mobilità per tutti. “La seguiamo per due motivi fondamentali. Prima di tutto, Toyota ha sempre avuto ben chiaro che il cliente deve essere al centro di tutto ciò che si fa: è parte del nostro DNA. In secondo luogo, siamo un’azienda globale, presente in 180 mercati con 70 stabilimenti produttivi nel mondo. Vogliamo produrre dove vendiamo, quindi è naturale per noi avere una visione globale: ci sono condizioni e bisogni molto diversi da un Paese all’altro. Se vuoi essere davvero “global”, le tecnologie che sviluppi devono essere pensate per tutti. E questo significa offrire tante auto per tanti clienti differenti. Essere un vero player worldwide: ecco il nostro segreto”, spiega Alberto Santilli, amministratore delegato di Toyota Motor Italia da due anni. Che poi la Casa vada fortissimo con la proposta full hybrid è un dato di fatto: nel nostro Paese ha consolidato la leadership nella categoria, con una quota che ora raggiunge il 45%, piazzando a novembre tre modelli tra le prime sei auto più vendute in assoluto: Yaris Cross, Yaris e la nuova Aygo X. “Nel prossimo decennio il full hybrid continuerà a essere fondamentale, non solo per noi. Poi verranno il plug-in e l’elettrico. E non dimentichiamo le fuel cell, perfette per i veicoli destinati alle lunghe percorrenze. L’idrogeno, ad esempio, può essere utilizzato come propellente in modo molto efficace. Non bisogna escludere nulla: la chiave del futuro sarà offrire soluzioni modulari e diversificate”, prosegue Santilli.
Detto questo, la nostra prova della Aygo X conferma la bontà della visione Toyota: l’abbiamo guidata su un percorso che da Firenze sale sulle colline toscane, fra tratti autostradali e curve a zig-zag tra le viuzze di piccoli borghi. Il lavoro di integrazione del sistema ibrido, già presente sulla Yaris, funziona come un orologio: il valore finale sulla strumentazione di bordo – con partenza e arrivo dallo stesso punto – è stato infatti di 3,2 litri/100 km, pari a 31,2 km con un litro di benzina, addirittura inferiore rispetto al dato di omologazione comunicato da Toyota, pari a 27 km/l. Non ci capita spesso, anzi.









