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LE VACANZE ITALIANE PASSANO DALL’AUTOGRILL

by Maurizio Bertera
31/07/2026
in Ma dai
LE VACANZE ITALIANE PASSANO DALL’AUTOGRILL
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Per capire come cambia un paese basta osservare cosa mangia in autostrada La storia delle aree di servizio è anche la storia del nostro boom economico

In un pezzo del 2018, Il Sole 24 Ore lanciò una provocazione: “Per capire come va l’economia non guardate mai al pil, ma fate attenzione alla Rustichella. Per sondare i consumi, vero termometro di un paese, inutile scartabellare grafici e statistiche; meglio guardare cosa mangiano i viaggiatori”. Giusto, giustissimo: è il nostro Big Mac Index, l’indicatore informale che confronta il potere d’acquisto di diverse valute monetarie rispetto ai prezzi di vendita dell’omonimo panino venduto da Mc Donald’s ovunque. E’ che il Big Mac – per quanto buono – si ferma lì, la nostra Rustichella (a 8,50 euro, per la cronaca) è sinonimo di sosta, di vacanza, di Autogrill, di Italia. Della nostra storia, insomma. Fatta di citazioni letterarie e cinematografiche: da Il Sorpasso di Dino Risi a Pane e Tulipani di Silvio Soldini passando per Bianco, Rosso e Verdone con il pranzo di Mimmo e la nonna oltre alla partita di calcio dell’emigrato lucano con l’Alfasud rossa prima serie.

Una storia di luci e ombre, innovazioni sorprendenti e cadute rovinose, vicende romantiche e scontri tra ultrà. 80 anni vissuti intensamente con milioni di italiani protagonisti. Era inimmaginabile nel 1947, quando vicino al casello di Novara della “camionale” Milano-Torino apriva i battenti la “stazione di ristoro” del biscottificio Pavesi. L’obiettivo di patron Mario Pavesi era vendere i neonati Pavesini, ma l’intuizione si rivela un business milionario che convincerà Motta, Alemagna, persino l’ENI a cimentarsi nella ristorazione. E’ il boom di fine anni ’50 e inizio anni ’60: gli archi alti 30 metri del punto Pavesi lungo l’Autostrada dei Laghi (con il Villoresi Ovest che si guadagna la copertina di Life); il primo “ponte di ristoro” Pavesi (70 metri di lunghezza e 5 di altezza) che collega le due aree di servizio di Fiorenzuola D’Arda, ispirato ad un ristorante di Chicago; il Motta Grill di Cantagallo che oltre al ristorante aveva un market, la pasticceria e addirittura un negozio di parrucchiere e un fioraio. “Il viaggio, anche solo su una utilitaria è il nostro sogno americano, l’autostrada è vissuta non più solo come collegamento, ma anche come meta” spiega Margo Schächter, content strategist che su Foster indaga passato, presente e futuro del costume italiano. “Una pubblicità dell’epoca recita “ La vacanza inizia in Autogrill”, ma anche se non dovevi andare da nessuna parte in quei luoghi ci si sedeva a pranzo la domenica, ci si fermava per curiosità, per entrare nel futuro. Erano architetture della velocità da cui non si ammira il paesaggio e le bellezze naturali, ma le auto che sfrecciano veloci” sottolinea ancora.

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Sarebbero piaciute molto a Marinetti e ai Futuristi: strutture nate per vendere novità, confezionate industrialmente comemai si era visto prima, vedi i crackers Pavesi. E così erano anche i menù, tutt’altro che casalinghi o tradizionali: niente pasta e pizza (oggi invece dominano la scena), l’esperienza doveva essere diversa e veloce, da grill. L’idea di vendere i prodotti tipici è del 1970 quando viene inaugurata La Bottegaccia, nel Chianti. Peluche, vini del territorio, tubi alti un metro di biscotti o caramelle e la mitica Noce di prosciutto al pepe, salume esistente solo in Autogrill: non compare in nessun panino nella vetrina, almeno si saprebbe che sapore ha e se vale la pena comprarlo. Ma forse è unicamente strategia commerciale, per avere più carisma e sintomatico mistero come cantava Franco Battiato. Nostalgia canaglia? No, semmai la constatazione che nel naturale corso della storia, ormai a 40 anni dalla nascita ufficiale di Autogrill – nel 1977 quando Alemagna, Motta e Pavesi confluirono in una società a controllo statale – a fare la differenza nelle aree di servizio non sono tanto i prezzi dei carburanti (meglio sorvolare), ma le strutture che offrono cibo e bevande.

Le inchieste come quelle di Quattroruote – il magazine leader del settore – non sono mai tenere anche con lo stato dei bagni e le problematiche dei disabili: l’ultimo report sulla A4 ha bocciato totalmente cinque aree sulle 42 esistenti. E l’anno precedente, hanno colpito duro con l’esame di tutte le stazioni di servizio sulla A1 e sulla A14. Troppi alti e bassi, spesso a distanza di pochi km o addirittura nella corsia opposta, mentre – salvo poche eccezioni – c’è un fil noircomposto da prezzi elevati (peraltro, come sono nelle stazioni e negli aeroporti?), errori di rilievo in apparenti dettagli come nelle aree giochi in quelle per il pic-nic, un personale sempre meno numeroso e mal preparato.

Siamo speranzosi: il passato non tornerà in un brand che dal 2023 fa parte di Avolta, player globale della travel experience, che opera in 70 Paesi con circa 5.100 punti vendita in un migliaio di location. A noi interessano quei locali Autogrill, distribuiti lungo le autostrade, sui 400 in tutto. Tra l’altro, Autostrade per l’Italia, il maggior operatore a livello nazionale, ha annunciato che nelle prossime assegnazioni ai gestori (perché non esiste solo Autogrill ma anche Sarni in chiara espansione, Chef Express, Ristop, My Chef) sarà molto più selettivo e verificherà attentamente gli standard qualitativi, in particolare del cibo. A proposito, la Rustichella sta compiendo i suoi primi 30 anni. Possiamo fare a meno dei cuochi con la toque che tagliavano l’arrosto in sala e del sentirsi signori a tavola, mentre le auto sfrecciavano sotto di noi. Ma la Rustichella non va persa per (auto) strada. Insieme al Camogli, sia chiaro.

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