La piccola elettrica di Hyundai si evolve per l’uso off road o il safari urbano Ha 491 km di autonomia e un infotainment che non sfigurerebbe su un’ammiraglia
Diciamocelo: in un mondo in cui le auto sembrano aver intrapreso una gara di crescita ormonale, la Hyundai Inster Cross è quella tipa minuta che arriva alla festa e attira tutti gli sguardi. Perché è compatta, sì, ma con un cervello tecnologico che fa invidia ai modelli di categorie ben più “muscolose”. Lunga appena 3,845 metri, promette di entrare là dove i tanto diffusi SUV si incastrano e piangono: parcheggi urbani, stradine medievali e corsie preferenziali del buon senso.
Hyundai l’ha pensata come un’evoluzione della sorella Inster, aggiungendo paraurti più decisi, minigonne da avventura, passaruota “pompati”, cerchi da 17” e una colorazione esclusiva chiamata Amazonas Green Matte, un verde cangiante che urla “sono ecologica, ma pure trendy”. C’è anche il Roof Basket, portapacchi da 100 kg (solo per la Cross e guai a chiederlo dopo l’acquisto), perfetto per chi sogna il campeggio anche quando va a prendere il pane.
Non presentando un’altezza da terra superiore rispetto alla sorella, nella guida offroad, la ridotta lunghezza complessiva del veicolo, associata a un passo corto, tende ad amplificare la percezione delle asperità del terreno, influenzando in modo più marcato l’intero assetto. Su superfici lisce, o in presenza di lievi discontinuità come i giunti autostradali, la vettura mantiene un comportamento impeccabile. Tuttavia, su fondi particolarmente irregolari, si avverte una certa rigidità: la scocca trasmette vibrazioni e movimenti verticali pronunciati, pur senza mai incorrere in fenomeni di rollio. Le sospensioni, infatti, lavorano in modo contenuto e non si comprimono eccessivamente, garantendo una buona stabilità e coerenza dinamica anche nelle condizioni più difficili.
Gli interni? Sorpresa! Grigi con cuciture e dettagli giallo fluo, regalando la sobrietà necessaria per affrontare un safari urbano e l’allegria di un servizio taxi da scuola ad allenamento. I sedili sono modulari, scorrevoli, reclinabili, totalmente abbattibili. Con quelli posteriori giù, il bagagliaio arriva a 1059 litri: praticamente un micro-loft su ruote. E se metti un materasso, diventa un bungalow elettrico da sosta romantica (o post-festival estivo). Volante con pixel illuminati (proprio come nei videogiochi anni ’90, ma peccato non vengano sfruttati come indicatori dello stato della batteria), doppio display da 10,25′, infotainment che non sfigurerebbe su un’ammiraglia e la chiave digitale condivisibile via App. Sì, puoi prestare l’auto anche a tuo marito senza dargli le chiavi.
Sotto il cofano, un motore elettrico da 115 cavalli
spinti da una batteria da 49 kWh. Non è un razzo da pista, ma i suoi 10,6 secondi nello 0-100 e i 150 km/h di velocità massima le permettono di affrontare anche l’autostrada senza sembrare un monopattino in crisi esistenziale.
Sterzo un po’ ovattato, non immediatamente reattivo, ma rassicurante. In città è un pesce nell’acqua, in extraurbano galleggia con dignità. Una critica all’ergonomia del volante: un po’ grosso da stringere tra le mani e con i comandi posizionati sulle razze molto larghe che risultano un po’ scomodi e vengono spesso pigiati inavvertitamente.
E l’autonomia? Ufficialmente 360 km nel ciclo misto, che diventano 491 km se la usi come si deve: traffico, stop-andgo, e l’utilissimo one-pedal driving che non ti aspetti su una piccolina di questo segmento. La ricarica? Rapida: 10-80% in mezz’ora con corrente continua, mentre in AC a 11 kW bastano 4h30.
ADAS a pioggia, anche questo stupefacente per la categoria: frenata d’emergenza, mantenimento di corsia, cruise adattivo, rilevamento ciclisti, monitoraggio occupanti posteriori, attenzione del conducente (no, non puoi sonnecchiare, ma neanche girarti un secondo a guardare un falco appollaiato su un palo. Ammetto che i suoni continui risultano un po’ fastidiosi e potrebbero disturbare il safari, scatenando reazioni poco edificanti). Hyundai ci tiene: la Inster Cross è pensata per essere sicura, ovunque.
Poche differenze, soprattutto di natura estetica, ma guai a chiamarla un allestimento! Questo modello a se stante parte da 29.650 euro. Gli optional, come il Plus Pack (digital key, tetto panoramico e luci ambientali) e il Safety Pack (ADAS avanzati, telecamere 360°), completano il quadro.
Un’auto fuori dal coro, ironicamente seria, urbanamente wild, non grida (ripeto, suona molto, troppo e non c’è neanche Allevi incluso), ma quando le dai una chance, scopri che potresti volerci fare un viaggio, o almeno parcheggiarla ovunque senza litigare con i marciapiedi.












