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“PER DISEGNARE LE AUTO NON SERVE SOLO L’AMORE”

by Maurizio Bertera
07/05/2025
in Il Personaggio
“PER DISEGNARE LE AUTO NON SERVE SOLO L’AMORE”
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Il Car Design secondo Bangle: “Ci vogliono sensualità ed erotismo. Le supercar sono troppo educate e prevedibili. Viva la Countach”

Non si riesce a capire, obiettivamente, quanto Chris Bangle sia cappellaio matto o giochi a fare il cappellaio matto. Non è il primo genio del design che sembra assente e ‘leggero’ nelle uscite pubbliche, ma chi vi lavora insieme lo considera impeccabile e serissimo. Senza aver risolto il dubbio (o più semplicemente ha due anime), il vivace 68enne dell’Ohio (curiosamente nato a Ravenna, cittadina di 11mila abitanti) è persona fuori dal comune: basta leggere una delle frasi contenute nel libro che ha scritto per l’editore Minerva: “Leggere tra le righe del car design”, che con uno stile divertente e fresco conduce il lettore in un viaggio tra passato e futuro: esperienze personali, sfide professionali, intuizioni artistiche e limiti tecnici da superare. La frase? “Faccio spesso riferimento al sesso nei miei taccuini quando analizzo il Car Design. Come dice un vecchio proverbio: “Tutto riguarda il sesso, tranne il sesso, che riguarda il potere”. Forse è questo che mi attrae tanto delle auto: si collocano in quel particolare punto d’incontro tra i due temi. Fare Car Design, però, richiede altro: ci vuole amore”. Non male. E per avere conferma che per mister Bangle il sesso c’entra sempre, ecco una stilettata potente a chi si occupa delle supercar odierne. “Sono troppo prevedibili, troppo educate e troppo prêtà- porter per essere allo stesso livello della Countach. Gandini ci ha mostrato quello che una vera supercar deve fare: essere esageratamente osé, spudorata e sensuale (azzarderei erotica) per la strada” ricorda. Se qualcuno può trovarlo incendiario per il gusto dell’incendio, giusto ricordare chi sia Bangle: dopo gli inizi in Opel e un importante periodo in Fiat – dove è stato capo designer degli esterni e successivamente, responsabile del centro stile – è approdato nel 1992 in Bmw, cambiandone realmente la storia. Ha firmato una dozzina di modelli di serie, molto divisivi nel giudizio, ma (quasi) sempre di successo: basti pensare alla Serie 5 e alla Serie 7 (“l’auto che porto nel cuore, proprio per tutte le problematiche legate” dice sorridendo), ma anche le roadster della gamma Z ‘spaccarono’ il mercato e la critica. Poi nel 2009, la decisione non solo di chiudere con la Casa tedesca, ma di abbandonare l’automotive. “Da alcuni anni pensavo di farlo, ma non trovavo il luogo dove ricominciare: sapevo che prima o poi, dopo oltre 35 anni nel mondo automotive, avrei dovuto lasciare Bmw per l’età e non volevo finire in depressione come alcuni colleghi. Così io e mia moglie Catherine abbiamo iniziato a cercare una dimensione differente, la nostra, prima che fosse tardi. E noi, che non avevamo mai posseduto una casa, l’abbiamo trovata nelle Langhe, immersa nei vigneti e tra i fienili” racconta nel suo perfetto italiano, con un tocco alla Dan Peterson.

Il luogo giusto – non eremo né buen retiro – si trova a Clavesana, 800 abitanti nel Cuneese, dove in una splendida casa-studio ha aperto CBA (Chris Bangle Associates). Si è occupato poco di auto (si ricorda di un concept EV quale Red), e tanto altro per Hennessey, Samsung e Swarovski. Poi ha avuto un’intuizione geniale quale Big Bench, la panchina gigante legata a una Fondazione no-profit che promuove l’installazione dell’oggetto fuori scala e contribuisce a sostenere in modo serio le comunità, il turismo, le eccellenze artigiane dei luoghi in cui vengono posizionate. Dalla prima a Clavesana nel 2009, siamo arrivati a 407 in tutto il mondo e 71 sono in fase di costruzione. Incredibile.

Il suo diario pubblicato da Minerva
L’ultima opera di Chris Bangle è un manuale definito magico e misterioso pubblicato da Minerva. Un viaggio provocatorio e inaspettato dietro le quinte della nascita di un’auto, dal foglio bianco al suo debutto su strada. L’obiettivo è quello di regalare al lettore una prospettiva e un bagaglio di conoscenze inediti sulla progettazione automobilistica e non solo. In formato tascabile, il volume si articola sul filo di 102 sketch tratti dai taccuini dell’autore, tra riflessioni personali, aneddoti sui processi creativi, ma anche citazioni di alcune delle più iconiche automobili della nostra epoca.

Ma siamo qui per il libro e la visione del Car Design. “E’ un’avventura, come quelle degli alpinisti o degli esploratori polari: non si scopre il Polo Sud avanzando ogni anno di 100 metri perché si è troppo spaventati di perdere di vista le impronte o i pali delle tende di coloro che sono venuti prima di noi” sottolinea Bangle. E quando lo provochiamo sulla chiara standardizzazione dell’industria automobilistica, dove la libertà creativa viene spesso soffocata da vincoli tecnici e logiche di mercato, risponde senza girare intorno. “Mentre ingegneria e marketing si contendono lo spazio vitale, il dipartimento di design interpreta il ruolo dell’amante del gangster e fa la spola tra queste due forze, di solito mettendole una contro l’altra”. E aggiunge “Se la Casa costruttrice è forte, ti supporta. Ma se tu non ti fai carico di questa responsabilità, puoi fare danni alla Casa stessa. Questo è lo svantaggio di essere direttore dello stile. Ma c’è anche un sensibile vantaggio: il parafulmine ha la vista migliore su tutta la casa”. Bangle non è più in prima linea, ma dispensa buoni consigli. Anche ai cinesi: dietro la SU7 di Xiaomi c’è la sua consulenza. “Sento spesso dire che le vetture che arrivano dalla Cina non hanno personalità stilistica, ma spesso si generalizza sul tema: è più corretto dire che per ora sono fuori dal contesto in cui vivono gli automobilisti europei, abituati a un design diverso. Soprattutto i meno giovani amano ancora lo stile classico e li capisco. A me piace invece la ‘rottura’ con i canoni diffusi: se devo pensare a dei modelli che mi hanno colpito negli ultimi tempi, sono la Tesla Cybertruck, la Mini Countryman e in generale le DS”. Cosa si sentirebbe di dire a un ragazzo che finiti gli studi e magari ammirando i suoi progetti, vuole disegnare auto? “Di aspettare il momento in cui capirà che non si tratta di fare quanto ha studiato, ma deve mettere in un prodotto tanta umanità e la migliore tecnologia. Il Car Design ha poco a che fare con l’auto, è un modo per mostrare il carattere. Senza per questo pensare di essere un artista”.

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