In un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale c’è ancora spazio per chi sa creare emozioni La storia della R5 (e non solo) ne è un esempio
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta invadendo anche il mondo della mobilità, è bello sentire che alla base di scelte vincenti c’è sempre e comunque l’uomo con le sue passioni. Un computer può aiutarci a fare calcoli più rapidi, a valutare più velocemente certi percorsi, magari anche a proporre più soluzioni estetiche per un nuovo progetto. Ma alla fine la scelta spetta all’uomo, alla sua esperienza, al suo cuore. Quello che racconta Luca De Meo qui di fianco ne è un esempio. In queste righe tratte da “ La belle histoire” che il ceo di Renault ha pubblicato qualche tempo fa, non c’è soltanto la bella storia della R5 diventata anche auto dell’anno 2025, c’è un messaggio chiaro. Nel mondo dell’auto c’è ancora spazio per le emozioni e per la passione. Luca De Meo qualche anno fa lo aveva sperimentato a Torino seguendo da vicino quella che all’inizio sembrava solo una folle idea di Lapo: far rivivere la 500 Fiat. Oggi la 500 è ancora la più iconica delle piccole Fiat e sta provando a vivere anche in versione elettrica pur avendo un prezzo troppo alto per diventare popolare come la capostipite. Però la nuova 500, come quella originale, ha saputo emozionare. De Meo che aveva seguito il lancio sulle rive del Po a Torino, se lo è ricordato quando ha visto quel prototipo arancione messo un po’ in disparte (ma non nascosto, badate bene) al Technocentre di Guyancourt.
In un mondo che spesso ci propone auto tutte uguali, ci vuole il coraggio di emozionare. Certo poi sotto quel vestito va messa la tecnologia giusta, vanno aggiunti i contenuti che servono oggi per viaggiare sicuri e connessi. Ma non dobbiamo dimenticare che a smuovere tutto è l’emozione che un’auto riesce a trasmettere. La Volkswagen Golf ci riesce da quando è nata, la Mini è tornata di moda, la 500 pure, la R5 ce lo ha confermato anche se una versione termica avrebbe probabilmente spaccato il mercato. E anche per questo De Meo ha già dato il via alla rinascita della Twingo e della R4, un’auto ancora più mitica e il cui prototipo fa già sognare.
Non si tratta di nostalgia, badate bene. Non è quello a far sorridere la gente, altrimenti sarebbe un’operazione diretta solo a chi ha una certa età. Si tratta di provocare un’emozione in chi guarda l’auto che sarà sempre un mezzo di trasporto dal punto A al punto B, ma saprà anche andare oltre, regalandoci una sensazione destinata a restarci dentro. La crisi del settore (il mercato in Europa ha chiuso il 2024 con 12 milioni e 963.614 immatricolazioni, in lieve aumento dello 0,9% sull’anno precedente; sia nel mese di dicembre che nel totale annuo, l’Italia si è confermata al quarto posto per volumi di mercato totali, ma è rimasta fanalino di coda in tema di vetture ricaricabili) non è dovuta solo al fatto che oggi le auto non emozionano più cosa che potrebbe aver influito sul disinnamoramento delle giovani generazioni. Se per loro un’auto vale l’altra per spostarsi, significa che qualche errore è stato fatto. Storie come quella della R5 dovrebbero farci riflettere. Se poi non pensassimo all’elettrico come unica strada percorribile, sarebbe ancora meglio. Ma non può esserci Trump a dirlo. Dobbiamo capirlo da soli.













