Prima ha incassato la ricca, anzi ricchissima liquidazione, poi si è messo al computer e ha scritto un libro in cui prevede il futuro del Gruppo che ha lasciato in mezzo alla peggiore delle tempeste. Carlos Tavares, l’uomo che se ne è andato con un assegno da 35 milioni di euro (23,1 di compensi nel 2024 e 12 di buonuscita) ha pubblicato in Francia il suo libro memoriale “ Pilota nella tempesta” in cui non prevede un grande futuro per Stellantis, anzi a dire il vero non prevede affatto un futuro, visto che secondo lui i marchi del Gruppo finiranno con l’esser spartiti tra cinesi e americani. Se il mese scorso, Alfredo Altavilla, altro super manager dell’auto oggi al lavoro per i cinesi di Byd, aveva detto: “I costruttori europei assomigliano ai passeggeri del Titanic che mentre la nave affonda si preoccupano dell’orchestra”, questa volta tocca a Tavares non vedere azzurro nel futuro dell’industria europea dell’automobile. L’ex ceo di Stellantis sostiene che “l’equilibrio fra Italia, Francia e Stati Uniti possa romperhisi”, ponendo le basi per uno scorporo tra le attività francesi, italiane e statunitensi con la creazione di società separate. Uno spezzatino multinazionale che porrebbe fine al sogno di creare un grande gruppo che potesse riunire tutti i marchi, un sogno che anche lui con la sua politica intransigente, ha messo in crisi. ”Uno scenario possibile, ma ce ne sono molti altri, potrebbe essere che un giorno un produttore cinese faccia un’offerta per il business europeo, mentre gli americani si riprendono le attività in Nord America”, ha scritto Tavares, sottolineando come General Motors potrebbe essere interessata a marchi come Jeep e Ram. “La sopravvivenza del gruppo nel suo assetto attuale potrebbe essere raggiunta solo se i dirigenti presteranno ogni giorno attenzione all’unità, respingendo le pressioni centrifughe delle singole divisioni”.
Tavares, il pilota nella tempesta, difende poi il suo operato, quello che ha convinto Elkann a interrompere il rapporto. Il manager portoghese sostiene di non aver sbagliato insistendo in modo ostinato sul taglio dei costi, mettendo in secondo piano la qualità dei prodotti e la stessa identità dei singoli marchi con Alfa Romeo che sembravano Peugeot e Peugeot che assomigliavano a Opel. No, lui ovviamente si giustifica e si perdona nonostante la sua parabola racconti altro. Arrivato come il grande salvatore si è trasformato nel grande affossatore. Le sue parole però non raccontano solo il futuro incerto di Stellantis, sottolineano le difficoltà dell’industria europea che la politica ha consegnato nelle mani dei cinesi. Se non ci sarà un intervento deciso, sopravviveranno davvero in pochi. E qui non si parla solo di grandi costruttori, ma di tutta la filiera. Tavares ha sbagliato, ma forse stavolta, la sta raccontando giusta.













