La quarta generazione della piccola di casa Renault è il primo esempio delle Small Affordable Car finanziate dall’Unione europea Guigues: “Vogliamo venderla perché bella e competitiva nel prezzo”
I colori squillanti della carrozzeria, la forma piacevole, il richiamo non eccessivo ma azzeccato alla prima Twingo sono parte integrante della nuova ‘piccolina’ Renault, solo a batteria e cinque porte. Il mondo, non solo dell’auto, cambia a velocità spaziale: era impossibile aspettarsi una carica eversiva dalla quarta generazione di Twingo, confrontata alla prima che nel 1992 lanciò il concetto di monovolume nel segmento A, finendo per essere acquistata da oltre 4 milioni di europei. “La vera sfida non era inventarsi cose fuori dal comune, ma lanciarla sul mercato in soli due anni dal via del progetto, continuando a trovare soluzioni e modificarle per restare sotto la soglia di prezzo annunciata: 20mila euro – sottolinea Vittorio D’Arienzo, VP Prodotto Renault Group – abbiamo mantenuto la promessa, creando un’auto bella, efficiente e autentica”. Difatti la Twingo in versione Evolution viene venduta a 19.500 euro, in quella Techno 21.100 euro: come avrebbe voluto Luca De Meo, all’epoca numero 1 del gruppo Renault, e oggi alla guida di Kering.
Il manager italiano è stato il maggior sostenitore di quelle che la Commissione Europea ha definito Small Affordable Cars, la nuova categoria che il “popolo dell’auto” ha iniziato a conoscere come E-Car. Si tratta di vetture elettriche piccole ed economiche che l’UE intende agevolare e rivestiranno un ruolo fondamentale nel raggiungimento dei nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dopo il 2035. Attenzione: son sono le keicar giapponesi, le mitiche “vetturette” pensate principalmente per la città, ma di veicoli elettrici fino a 4,2 metri di lunghezza che beneficiano dei “supercrediti”: una misura incentivante che stimola le Case ad ampliare l’offerta di auto piccole a batteria e al tempo stesso le permette di continuare a offrire modelli termici. E’ un paletto importante che l’Industrial Accelerator Act comunitario ai primi di marzo ha chiarito: per avere i “supercrediti” -con un fattore di calcolo di 1,3 ai fini del rispetto dell’obiettivo di C02. – bisogna innanzitutto che il rapporto tra il prezzo franco fabbrica totale dei componenti originari dell’Unione, esclusa la batteria del veicolo, e quello franco fabbrica totale di tutti i componenti, sempre esclusa la batteria, “debba essere uguale o superiore al 70%”. Più semplice: almeno il 70% dei componenti dovrà essere prodotto nell’UE, fatta eccezione per la batteria, per cui sono previste disposizioni specifiche. Sugli accumulatori, i paragrafi dedicati restano due, ma il contenuto è stato modificato rispetto al passato. Se in bozza si affermava che la batteria di trazione dovesse contenere almeno quattro componenti specifici principali originari dell’UE, tra cui le celle della batteria, nella proposta definitiva il requisito scende a tre. Lo stesso vale per il secondo paragrafo: si prevede che la batteria contenga almeno cinque componenti specifici principali (non sei come nella bozza), includendo non solo le celle, ma anche il materiale attivo del catodo e il sistema di gestione della batteria, tutti di origine UE. Quanto alle soglie per altre componenti dei veicoli elettrici, è stata confermata la disposizione secondo la quale “almeno il 50%” dei componenti del powertrain elettrico e di una lunga serie di dispositivi (ndr: Lidar, radar, sensori, telecamere, centraline elettroniche, piattaforme di integrazione, unità di elaborazione centrale, sistemi di accesso wireless, unità principali di infotainment di bordo ed elettronica del telaio) dovrà essere prodotto nell’UE”.
La lunga spiegazione per ribadire che la Twingo è uno dei primissimi esempi dell’attesa ECar, dove sicuramente uno dei punti di forza è il design, dove ci sono tocchi intelligenti, ma anche di classe come i gruppi ottici ad arco e il portellone verticale. E anche nell’abitacolo, che sfrutta bene la forma a monovolume e un passo di 249 cm su una lunghezza di 379 cm, ci sono dettagli originali che ‘insistono’ sullo spirito giocoso e quasi fun, senza far perdere nulla in comodità, a partire da un posto di guida encomiabile. A dare certezze ai tanti fedeli del brand francese, il sistema dei comandi a levette, la plancia con doppio display orizzontale (7 pollici per il cruscotto e 10 per l’infotainment) e un baule da 305 litri. L’auto non delude in strada, leggera (pesa solo 1200 kg) e agile come ci si aspetta: spinta da una batteria LFP da 27,5 kWh, eroga 82 cavalli e viene accreditata di 263 km di autonomia. Guidandola senza forzare e cercando la frenata rigenerativa non appena possibile, come abbiamo fatto noi a Ibiza, il consumo è stato di 13,5 kWh ogni 100 km, vicino a quello dichiarato. Di serie, la Twingo si ricarica con corrente alternata a 6,6 kW: servono oltre 4 ore per un “pieno”. Il nostro Paese non dovrebbe deludere le attese della Casa alla luce delle 453mila unità vendute dal debutto e delle 185mila ancora circolanti. “Vogliamo vendere Twingo in quanto bella, versatile, competitiva nel prezzo. Non solo perché è una piccola a batteria: bisogna ammettere che le elettriche non sono per tutti racconta Sebastien Guigues, direttore generale di Renault e Alpine in Italia – siamo contenti dei primi ordini che per il 40% sono di clienti Renault, per il 60% di donne e per il 32% di auto con la carrozzeria Verde Assoluto”. La seconda e terza percentuale non stupiscono: la capacità storica del pubblico femminile di scegliere auto non comuni si lega all’evidenza che nel mosaico che riflette il sole ibizenco, il Verde ‘Assoluto’ è il colore vincente.












