Dal Politecnico di Torino nasce Panda NE, il progetto che trasforma la prima generazione in un’auto a zero emissioni
Quando Connor MacLeod, alias Christopher Lambert, pronuncia l’indimenticabile frase “ne resterà solo uno”, la Panda – la prima, quella dura e pura, disegnata da Giorgetto Giugiaro – era sul mercato da tre anni. Più immortale di un Highlander, per attenersi al film e alla saga che ne derivò. La Panda è alla quarta generazione, ma le luci ora si riaccendono sulla prima. Alla quale viene tolto il cuore originale (ossia il motore, negli anni declinato in varie cilindrate e varie potenze) per sostituirlo con uno nuovo, piccolo ed elettrico. Non è un’operazione nostalgica né un restomod. E’ un’intuizione di un gruppo di lavoro del Politecnico di Torino, coordinato dal professore Stefano Carabelli, che ha coinvolto gli studenti. Da quello spunto è nata Panda NE, un progetto di Nova Energia sviluppato con con ElectroFit System, spin off che punta a trasformare il retrofit in una soluzione da riprodurre su vasta scala. E’ un scelta di totale recupero, sostenibile per definizione, che taglia i costi. Il retrofit è prodotto in Italia, con componenti principalmente europee, e si installa presso una delle officine che via via si aggiungeranno alla rete in via di costituzione.
L’auto, provata sulla pista del Lingotto (dove la Panda non può che sentire aria di casa, questo sì che suscita nostalgia…), rilancia i concetti che l’hanno resa celebre: robustezza e semplicità. Rimettersi al volante di un’auto old style, con una strumentazione essenziale e nessun fronzolo, è un’emozione piacevole. All’interno non cambia quasi nulla, c’è un piccolo “scatolotto” dal quale si attiva la marcia (solo avanti o indietro) e un supporto per il cellulare (nei Ruggenti Ottanta non esistevano) dal quale si possono leggere le informazioni relative al funzionamento di motore, batteria, ricarica e rigenerazione. Il veicolo più sostenibile è quello che non si deve costruire, sostengono i progettisti. In questo caso è quello che viene reinventato. La Panda così elettrificata è un esempio di riuso e di economia circolare. Il motore elettrico dispone di circa 45 CV, la velocità è limitata a 90 km orari, l’autonomia è di 110 km, il pacco batterie da 11 kWh è installato sotto l’auto, in posizione protetta. Per la ricarica serve solo una presa Schucko e bastano 4 ore e mezza.
L’auto è una “vera” Panda. Che viene revisionata, restaurata se necessario nella carrozzeria e negli interni, infine elettrificata. Se la si possiede (ne risultano targate circa 300 mila, di cui la metà in circolazione) la si può portare in officina per la trasformazione, altrimenti la si può acquistare ex novo. Il costo parte da 15 mila euro, può salire se si vogliono degli accessori, come i pannelli solari flessibili prodotti dalla Solbian (un’azienda tra i cui fondatore c’è il velista Giovanni Soldini) che aggiungono tra i 15 e 20 chilometri di autonomia. L’auto non va reimmatricolata, si registra sul libretto la modifica come si farebbe dopo l’installazione di un impianto a Gpl. E c’è anche una versione Van che porta circa 400 chili in uno spazio di 1.000 litri.
In futuro, qualora le omologazioni si estendessero a tutti i modelli costruiti sulla piattaforma Fca Mini, il retrofit si potrebbe montare sulle Panda delle generazioni successive, sulla Fiat 500 o sulla Lancia Y (non quelle attuali, ovviamente). Sempre riciclando e recuperando.












