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BREMBO DALLE PISTE ALLE STRADE QUANDO VINCERE SERVE ALLA SICUREZZA

by Umberto Zapelloni
29/06/2025
in L'Intervista
BREMBO DALLE PISTE ALLE STRADE QUANDO VINCERE SERVE ALLA SICUREZZA

11.10.2002 Suzuka, Japan, F1 in Japan, Freitag, Training, FEATURE (Ferrari) in der Box - vordere Bremsscheibe und Aufh‰ngung, Brembo, Suzuka Circuitland, 2002 F1 Japanese Grand Prix - (Japan, Formel 1, GP). © xpb.cc - weitere Bilder auf der Datenbank unter www.xpb.cc - Email: info@xpb.cc

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Almondo, direttore della divisione Performance: “Senza le corse la nostra sarebbe un’azienda diversa, ma ugualmente grandissima. Nulla permette di testare le tecnologie quanto lo sport”

Cinquant’anni di corse sono tanta roba. Anche senza mettersi a contare le vittorie perché è impossibile dare una cifra aggiornata. Ad ogni weekend il contatore cresce perché quando si scende in pista , chi vince è quasi sempre un mezzo che frena grazie a Brembo. E quanto sia importante frenare bene per vincere è ormai chiaro a tutti. Altrimenti non ci si spiegherebbe perché costruttori e piloti andrebbero a comprare proprio quei prodotti. Perché alla fine non c’è nessuna imposizione che arriva dall’alto (a parte in Formula E dove le auto sono tutte uguali by Dallara o nella Nascar dove per contratto tutti devono frenare con AP, altro brand di proprietà Brembo dall’inizio degli anni 2000). Chi usa Brembo lo fa perché lo vuole. Parlare di monopolio non è esatto perché non esiste un’imposizione: “Monopolisti è una parola a cui sono veramente allergico, perché un monopolio è qualcosa legato alla politica, qualcosa che dipende da un contratto, mentre noi tutti i giorni, in tutte le gare, dobbiamo dimostrare di essere i migliori. Non abbiamo contratti con nessuno. Se l’anno prossimo una squadra di Formula 1 volesse provare un altro prodotto potrebbe farlo. Noi non siamo leader nel motorsport per imposizione, ma perché ci hanno provati e ci hanno scelto”, racconta l’ingegner Mario Almondo, Direttore della Divisione Performance di Brembo in cui lavorano oltre 500 persone considerando anche AP Racing (azienda con sede nel Regno Unito e che è parte di Brembo Performance). Da 10 anni in Brembo, Almondo ha iniziato il suo percorso nell’azienda bergamasca con una prima esperienza di un paio di anni come Country Manager di Brembo Cina, dopo esser stato per oltre 15 anni in Ferrari, nei tempi gloriosi dell’era Schumacher (e Montezemolo). E’ l’uomo giusto per questo viaggio nella filosofia da corsa di uno dei brand italiani più conosciuti e apprezzati nel mondo dell’automotive.

Brembo sarebbe la stessa senza 50 anni di corse?

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“No, non sarebbe la stessa, sarebbe una grandissima azienda perché ci sono grandissimi manager, ovviamente con un fondatore e una famiglia italiana che rappresentano la proprietà e che hanno fatto cose straordinarie, però il prestigio del brand, la velocità con cui sono state acquisite tecnologie e knowhow è significativamente legato, diciamo così, allo spirito del racing che è e rimane il banco prova più severo per testare le tecnologie”.

Nulla è più severo di una gara tirata fino all’ultimo giro?

“Se qualcosa sopravvive alle gare, sopravvive sicuramente anche l’ambiente dove viaggiano tutti i giorni macchine e moto. La necessità di dimostrare che sei il migliore ad ogni weekend su tante piste in tutto il mondo, accelera il modo in cui acquisisci le conoscenze su processi, materiali, tecnologie, sulla progettazione e adesso anche sulle simulazioni sfruttando l’intelligenza artificiale”.

Lo sport è quasi un acceleratore, anche per la popolarità del brand. Ma non esiste solo lo sport.

“Esattamente, perché lo sport ha dei confini dettati dalle regole e ci sono applicazioni, magari con l’utilizzo dell’elettronica, che non si possono portare in pista , ma che in strada ci consentono di aiutare a realizzare la nostra visione “zero accident”, come facciamo con il progetto Sensify legato al freno del futuro su auto stradali e per il quale abbiamo recentemente stretto una partnership con Michelin”.

Vincere almeno una gara in tutti i weekend fa comunque un bell’effetto.

“Per noi vincere significa convincere, cioè essere scelti dai nostri clienti che ci reputano i migliori. Per questo alziamo sempre l’asticella e non stiamo ad aspettare che arrivi qualcuno migliore a portarci via i clienti. Dobbiamo continuare a migliorare giorno dopo giorno, gara dopo gara. Una filosofia che ho imparato nei miei anni in Ferrari e ho ritrovato in Brembo”.

Facciamo un esempio: se in Formula 1 Red Bull mi chiede una cosa, voi poi quella cosa la passate anche agli altri team?

“No, noi abbiamo un rapporto di esclusività con ogni team. Quello che facciamo conXnon lo raccontiamo a Y. In Formula 1 lavoriamo a compartimenti stagni e quello che mette in macchina il team X in pratica è un’esclusiva…”.

Così può capitare come qualche anno fa che Verstappen dopo aver testato il vostro materiale, abbia preteso che Red Bull scegliesse i vostri prodotti.

“Non ho la pretesa di pensare di essere sempre il migliore, ma ci provo. Questo possiamo assicurarlo: ci mettiamo l’anima per essere i migliori. Sono in tanti che provano a farci concorrenza, ma la barriera all’ingresso di tecnologia, servizi, innovazione, è molto alta. Tutti i nostri prodotti, sia in carbonio che in metallo, nascono in Italia”.

Quanto è importante frenare bene per strappare il tempo migliore in pista?

“Come diceva un mio vecchio maestro, ci sono 5 cose che fanno andare forte una macchina: il peso, il motore, l’aerodinamica, i pneumatici e i freni. Se tu fai qualcosa di meglio in uno di questi campi, fai andare più forte la macchina. Quando dico pneumatici, ovviamente intendo la capacità di utilizzo degli stessi perché quelli non li fai tu e sono uguali per tutti. Ovviamente rispetto alle altre componenti, i freni hanno un legame a doppio filo con la sicurezza. E questo per noi è molto, molto importante. Ricordiamoci sempre che la sicurezza deve sempre essere prioritaria rispetto alle performance perché lì non ci possono essere compromessi”.

Ma quando un pilota dice via radio “ho dei problemi ai freni” di chi è la colpa?

“Le varianti sono tante, possono essere mille le cause, magari possiamo anche aver dato del materiale che non è allo stesso livello della performance richiesta… Per semplificare, se tu hai più o meno down force quando schiacci il pedale del freno a parità di tutto il resto, ovviamente, il pneumatico lavora in modo diverso sull’asfalto e quindi freni in modo meno performante. Tutto è interconnesso. I freni probabilmente più di altro”.

C’è qualche pilota che frena meglio degli altri?

“In pista ci sono i 20 migliori piloti del mondo, vuol dire che siamo a dei livelli stellari. Sulle moto Pecco è uno che pesta un bel po’, ma stiamo vedendo che anche Marc da quando guida lo stesso ferro, come si dice parlando di due ruote, gli è molto vicino… Se facessero un filo di più, finirebbero con il ribaltarsi, perché in moto finisce così se sbagli”.

E in Formula 1?

“Secondo me Charles e Max hanno una capacità, una sensibilità incredibile, ma poi devono fare i conti con i limiti dei loro mezzi. Però giudicarli è davvero difficile, sarebbe bello vederli tutti sullo stesso mezzo. Certamente ci sono piloti più esigenti di altri, piloti che lavorano molto sul freno perché vedono nella frenata un’area per migliorare le prestazioni”.

Quanto sono importanti le osservazioni dei piloti?

“Da giovane ingegnere non pensavo che il pilota rappresentasse una costante… invece sono talmente bravi che possono essere considerati una costante. Se un pilota ci fa un’osservazione, significa che devi andare a verificare…”.

Quale contributo possono dare le corse al futuro dell’automobile?

“Ci sono tanti esempi di tecnologie o di applicazioni di materiali che sono passati e che passano continuamente dalle corse alle vetture che guidiamo tutti i giorni. Uno di questi esempi è il carboceramico, materiale che deriva dal carbonio utilizzato per i dischi che equipaggiano molti team in Formula 1. La prima applicazione stradale risale agli inizi del 2000 con la Ferrari Enzo e oggi è di serie su tutte le vetture stradali di Maranello, ma non solo. La maggior parte delle supersportive su strada oggi monta il carbonio ceramico come optional; le vetture con performance più estreme invece, come ad esempio McLaren Senna, Lamborghini STO, Pagani Huayra e Ferrari F80, possono contare sui dischi freno CCMR (carbonio ceramico Racing), una versione più sportiva di questo materiale, adatto anche all’uso in pista”.

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