Si è riparato all’errore di averla concepita e lanciata solo elettrica Con la nuova versione 500 torna a Torino per accontentare la politica.
Riconoscere i propri errori è sempre un segno di grande intelligenza. Aver pensato alla nuova 500 Fiat unicamente in versione elettrica è stato senza dubbio un errore, magari indotto da quelle che erano le assurde limitazioni della Comunità Europea, ma comunque un errore. In Italia l’elettrico non ha sfondato, anche se l’anno per le vetture Bev si chiuderà con un segno positivo. La nuova 500 si è trovata a combattere con le armi sbagliate in un mercato stagnante come quello italiano dove una volta era stata la regina assoluta. Non trovare la 500 tra le prime 50 vetture più vendute in Italia è un messaggio chiarissimo. Fiat lo aveva recepito quasi subito, ma c’è voluto del tempo per correggere la rotta e trovare il modo di installare un motore termico là dove era stato progettato lo spazio solo per una motorizzazione elettrica. Meglio tardi che mai. Anche perché la rinascita della 500 in versione ibrida ha segnato anche il ritorno a casa: ora dalla fabbrica di Mirafiori non uscirà più solo in versione elettrica. Ecco la nuova 500 anche in versione ibrida con motorizzazione da 999 cc e cambio manuale. Il cambio automatico sarebbe stato meglio per un’auto di queste dimensioni, non c’è dubbio. Ma quando in Fiat hanno cominciato a lavorare sulla riconversione di un progetto nato elettrico, non c’è stato altro da fare. Per contenere i prezzi (e non solo) non si poteva fare altrimenti, anche se questa non è più la 500 che si guidava con la “doppietta”.
“Crediamo nella libertà che la mobilità per tutti rappresenta e vogliamo dare ai nostri clienti la massima libertà di scegliere come e quando muoversi – aveva detto il presidente Elkann nel giorno della rinascita insieme al ministro Urso, al sindaco Lo Russo e al presidente della Regione Cirio – Il lancio della Fiat 500 ibrida è un chiaro segnale che il nostro impegno per queste libertà rimane forte come sempre… Un’auto molto desiderata da tanti, che vogliono la 500, ma che, nello stesso tempo, non tutti vogliono la 500 elettrica. Vorrei essere chiaro. La nostra fiducia in un futuro elettrico rimane immutata, ma la maggior parte dei nostri clienti ha inviato un messaggio chiaro. Non sono disposti a farsi dire quale auto acquistare. Vogliono riavere la loro libertà di scegliere l’auto più conveniente per loro”. Adesso possono scegliere tra l’elettrica e l’ibrida su cui Fiat punta molto per ridare vita a Mirafiori con una produzione di 100 mila auto all’anno (saranno 6 mila prima di fine anno) e pure nuove assunzioni che hanno fatto dire al ministro Urso, quello che poco tempo fa costrinse Alfa Romeo a cambiare il nome della Milano e Fiat a togliere il tricolore dalla Topolino: “Mentre in Europa e soprattutto in Germania le case automobilistiche annunciano chiusure e licenziamenti, la Fiat assume”. Come possono cambiare le cose. “Il piano Italia si sta realizzando secondo le tempistiche che avevamo programmato insieme a Stellantis nel tavolo costituito al ministero – ha aggiunto Urso E questo modello, la 500 Ibrida, proprio a Torino, a Mirafiori, in quella che è stata la capitale dell’industria italiana e la capitale dell’industria automobilistica europea, è un segnale di netta inversione di tendenza nei confronti di un’Italia che torna a innovare, ad essere competitiva, a guardare con fiducia al futuro, a produrre e ad assumere, quindi a tutelare anche il lavoro”. Vanno tutti d’amore e d’accordo. Peccato che qualche settimana dopo, una volta lette le nuove misure per il settore dettate dall’Europa, Antonio Filosa, ceo di Stellantis, sia stato molto duro parlando con il Financial Times: “’Senza crescita diventa molto difficile pensare di investire di più. Senza investimenti aggiuntivi è difficile costruire una catena di fornitura resiliente e vitale per l’occupazione in Europa. Inoltre, non ci sono sufficienti misure di sostegno immediato a beneficio della transizione dei furgoni”.
“È iniziato tutto qui nel ’57. E sette decenni dopo ha conquistato quasi 7 milioni di cuori. È entrata nella cultura, sia popolare che artistica, un’auto che ha dato la mobilità agli italiani. E ora lo fa di nuovo, una 500 Ibrida con la “i”: la “i” di Inclusiva, la “i” di Iconica, e la “i” di Italiana. Un’italiana vera”, ha raccontato Olivier François, amministratore delegato del brand Fiat e Responsabile Global Marketing di Stellantis, che punta molto sulla nuova versione della piccola di casa. Questa nuova 500 è decisamente diversa dalla sorella che nasceva in Polonia a Tychy. Questa è figlia della citycar elettrica venuta al mondo cinque anni fa, un progetto nato attorno a un motore elettrico e una batteria. Quel design è rimasto accattivante e tondeggiante anche con il passare del tempo. D’altra parte abbiamo visto quanto siano state di successo operazioni di recupero della storia eseguiti da altre case. Pensate alla Mini di qualche anno fa, ma anche alle Renault 4 e Renault 5 lasciate in eredità da Luca De Meo (e peccato che anche i francesi abbiano scelto solo la motorizzazione elettrica). Per renderla attraente anche in un mercato poco elettrificato come il nostro, si è trasformata la 500 elettrica in una mild hybrid a 12 volt con cambio manuale a sei rapporti, realizzato anche quello a Torino. Sotto il cofano ci sono 65 cavalli e 90 Nm di coppia a 3.500 giri/minuto erogati dal tre cilindri mille Firefly omologato Euro 6e bis. Si è pescato in casa utilizzando il propulsore, anche lui made in Italy (a Termoli per la precisione), della Pandina. Un motore che non permette di sognare, ma che regala affidabilità e risparmio. Una spinta sufficiente per dribblare il traffico cittadino e soprattutto le dimensioni giuste per non dannarsi l’anima in cerca di un parcheggio in città sempre più affollate e sempre meno accoglienti per gli automobilisti. Per elettrificare l’Italia ci vorrà tempo, intanto sarebbe importante riuscire a farle svecchiare il parco circolante.












