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Home Mobilità in arrivo Auto

LA MISSIONE DELLA INSTER È FAR DECOLLARE HYUNDAI

by Umberto Zapelloni
27/03/2025
in Auto, Mobilità in arrivo
LA MISSIONE DELLA INSTER È FAR DECOLLARE HYUNDAI
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La piccola è colorata, sicura, tecnologica e spaziosa. Ma elettrica Calcara: “L’auto giusta per svecchiare un po’ il nostro brand” Dietro alla casa coreana c’è un’azienda impegnata in 34 settori

Piccola fuori e grande dentro. La nuova Hyundai Inster è un’auto sorridente che, vista da dietro, ti dà l’impressione di essere una microcar di quelle che possono guidare anche i sedicenni. Quando però ti metti al volante ti rendi conto che di spazio ce n’è, anche per chi è più alto e largo del normale. Insomma il suo metro e sessanta di larghezza, praticamente una Smart, è sfruttato benissimo e arrivando a 3,825 di lunghezza garantisce anche un’ottima abitabilità per la categoria, grazie al passo lungo e ai sedili posteriori scorrevoli e regolabili in inclinazione che permettono di modulare lo spazio in base alle esigenze.

La Inster si presenta come una auto da città che può tranquillamente e comodamente trasportarti anche fuori porta con un’autonomia decisamente superiore ai 450 chilometri in entrambe le versioni. Perché, se anche la pubblicità non lo racconta, Inster è un’auto elettrica con una versione da 42 e una da 49 kW con un prezzo di partenza inferiore ai 25 mila euro. Inster, un nome che non nasconde nulla e non ha un significato particolare, è un’auto di segmento B con una dotazione di categoria superiore per quanto riguarda sicurezza e infotainment. È un’auto che si fa guardare perché è diversa da tutte le altre (anche se per qualcuno ricorda lontanamente la Suzuki Ignis) e ha uno sguardo luminoso appariscente e accattivante, un po’ come la gamma colori che non è banale. La battuta più scontata è: certo, se avesse un motore termico… Ma ormai dobbiamo renderci conto che per un certo tipo di mobilità anche un’auto elettrica ha un senso, soprattutto oggi che nelle grandi città le ricariche sono aumentate.

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La piccola Hyundai arriva con uno scopo ben preciso: raccontare che la casa coreana vale molto di più di quello che pensa la gente. D’altra parte se in sessant’anni è diventato il terzo costruttore al mondo un motivo ci sarà. Ma soprattutto quello che il grande pubblico non ha ancora afferrato del tutto è che Hyundai non è soltanto una casa automobilistica che insieme ai cugini di Kia stanno esportando la Corea in tutto il mondo. Oggi la Corea è un paese che sta velocemente uscendo dai suoi confini con la tecnologia, la cosmetica (avete mai sentito parlare di K beauty?) la musica (la K-music era sulla cover di Vanity Fair la scorsa settimana), il cinema e le serie televisive. Non è solo Squid Game, è anche Parasite con i suoi quattro Oscar o Samsung che nel mondo è l’unica a fare concorrenza agli iPhone di Apple. Con una Corea che esce dai suoi confini, anche le case automobilistiche aumentano le loro ambizioni. In Italia Hyundai da anni fa risultati molto simili, vendendo quasi 50 mila auto, con la Tucson a fare la parte del leone. “La storia di Hyundai è una storia di innovazione che parte da un paese, che negli ultimi 60 anni ha vissuto qualcosa di unico. Nel 1963 la Corea era ancora distrutta, vedevamo le foto di Seul… la Corea del Sud era la parte rurale povera, era il Nord che era industrializzato e civilizzato. Quella della Corea è la storia di una crescita esponenziale in cui il fondatore di Hyundai è stato parte attiva…”, racconta Francesco Calcara, presidente e amministratore delegato di Hyundai Italia, alla sua sesta casa auto in carriera dopo esser stato in Bmw e nel gruppo Stellantis. Hyundai nasce nel 1947, lo stesso anno della Ferrari,

ma nasce come impresa di costruzioni edili. Oggi è presente in 34 settori differenti: dalle costruzioni navali alle ferroviarie, dalle auto all’elettronica, dalla finanza alla logistica, dai trasporti alla grande distribuzione. Solo nel mondo dell’auto passa dall’acciaio per arrivare alla logistica. Che cosa sia Hyundai non è ancora così chiaro in Italia. “Il concetto non è ancora passato, oggi il nostro brand è ancora indietro e con Inster vogliamo lavorare anche su questo”. Il famoso cane robot, utilizzato anche dai Carabinieri nelle giornate di partenza del Giubileo, è made in Hyundai. Come quel robot che ha dato vita agli esoscheletri con cui gli arcieri coreani hanno dominato il tiro con l’arco ai Giochi paralimpici. “Oggi Hyundai è un’eccellenza anche nella robotica che si sposa con l’air mobility. Anche tutti quei video che si vedono con le navicelle volanti è un progetto 100%v Hyundai….”, aggiunge Calcara ricordando poi come a San Francisco ci siano 300 Hyundai che girano senza autista.

Dal mondo Hyundai, che resta leader per quanto riguarda idrogeno e fuel cell, oggi arriva la piccola Inster destinata a pensare in grande anche se l’obiettivo è solo di 4000 auto per questo 2025. Hyundai era stata lanciata con uno slogan “Value for money” che oggi non le appartiene più. “Oggi abbiamo un prodotto assolutamente elevato per quanto concerne la qualità, ma essendo un brand ancora giovane, dobbiamo costruire il nostro posizionamento. Siamo in un periodo in cui il prodotto è più importante del brand. Pensate a Tucson che per anni è stato il C-Suv più venduto in Europa. Quanti sanno che dietro c’è Hyundai? Questo è il lavoro che faremo con uno svecchiamento del marchio. Siamo un po’ una Volkswagen coreana, siamo seri, un gran prodotto, grande qualità, ma siamo un po’ grigi… Con Inster vogliamo entrare in una nuova era. Deve essere per noi quello che è stata la Mini, un prodotto che quando è stato lanciato forse nessuno voleva però con la sua versatilità e il suo stile è diventata un’icona”. Inster nasce per fare questo viaggio e sfruttare questo momento particolare della Corea da cui viene. “La coreanità oggi è un valore aggiunto”, assicura Calcara. Seul non è più la città dove ti colpiva solo il sentore dell’aglio all’aeroporto alla fine degli anni Ottanta, quelli dei primi Giochi sud coreani. Il prodotto c’è. Si guida bene. È comoda nonostante le dimensioni ridotte. “Un perfetto equilibrio tra spaziosità e versatilità”. Provatela per crederci. Cominciate dalla panca anteriore unita che annulla il buco classico tra guidatore e passeggero. Provate a sedervi dietro a chi guida. E se cercate spazio abbattete i sedili. Versatilità non è solo una parola. È un’interpretazione. Certo, è solo elettrica… E lo resterà.

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