Non è più un marchio low cost, ora è pronta ad aggredire nuovi mercati “Siamo un’alternativa ragionevole per chi vuole cambiare automobile” La nuova Duster può colpire duro nel segmento B-Suv che conta il 30 per cento.
Nessun miracolo, il momento d’oro di Dacia è frutto di buoni prodotti, venduti a un prezzo competitivo. Da qualche tempo, i manager del brand rumeno di proprietà del Gruppo Renault evitano il concetto di ‘low cost’ che ha decisamente contribuito al successo nell’ultimo decennio e allargano lo sguardo. “C’è una parte del mercato che non esiste più: la regolamentazione europea e l’inflazione hanno fatto crescere il prezzo delle auto, che diventano quasi dei beni di lusso. Si tratta di clienti che non possono più comprare un’automobile nuova e in questo contesto, Dacia è sempre più un’alternativa ragionevole” dice Xavier Martinet, direttore vendite e marketing di Dacia. Sono in tanti ad apprezzarla guardando i numeri in prossimità di fine anno: in Europa, nei primi dieci mesi 2022, la Casa ha venduto quasi 435 mila unità con +22,7 per cento sullo stesso periodo del 2023. La quota del 5 per cento sul mercato totale è a un passo, tanto per intenderci Fiat, Alfa Romeo e Lancia insieme sono al 4,4 per cento. In Italia, quando manca un mese ai dati finali, Dacia va ancora meglio: quarto brand per numero di immatricolazioni: 81.544 unità, +30,56 per cento rispetto all’anno scorso e quota del 5,60 per cento, la metà esatta di quella Fiat. Fantascienza quando 20 anni fa venne lanciata Logan, berlina che ha segnato l’inizio della nuova era sotto la guida Renault: Sandero – che nel 2008 nacque per essere sostanzialmente una Logan a due volumi – è stata l’auto più venduta in ottobre nel Vecchio Continente e in Italia ha davanti solo l’intramontabile Panda. Dacia, in definitiva, non è più il parente povero della Régie, anzi su parecchi mercati è trainante. Luca De Meo, n.1 del gruppo transalpino, ne è convinto. “Dacia è uno dei nostri pilastri: non esiste un’altra realtà industriale capace di produrre auto così economiche eppure capaci di generare profitti. Per questo motivo penso che la Dacia debba diventare un marchio a tutto tondo, e nei prossimi anni godere di maggiore libertà per inserirsi in nuovi mercati e in fasce di mercato dove finora la presenza della Renault ne sconsigliava l’ingresso” ha dichiarato recentemente. Intanto, la strategia tiene conto del futuro, ma soprattutto del presente: Dacia prosegue senza forzare sulla strada dell’ibrido e ha in gamma l’elettrica più economica in Europa ossia la Spring, ma non la sta spingendo in modo deciso: “Il dibattito non è se Dacia sia o no a favore dell’auto a batterie, ma se siamo favorevoli o contrari al fatto che quella elettrica diventi l’unica tecnologia accettata dal 2035, quando invece ce ne sono altre con potenzialità – continua Martinet – la Germania ha aperto agli e-fuel, tematica che potrebbe essere una strada da seguire anche per noi. La testeremo alla Dakar: abbiamo annunciato la nostra partecipazione, nel 2025, con un veicolo alimentato da carburanti sintetici”. C’è attesa anche per un modello del tutto inedito: Bigster che sancirà di fatto l’ingresso del brand in un segmento inedito per la Casa: il C “pieno”, ossia quello delle vetture di lunghezza intorno ai 4,5 metri. La concept, per l’esattezza, da paraurti a paraurti misurava 4,6 metri e l’impressione è che la vettura di serie sia destinata a riprodurne la struttura, offrendo al contempo un passo tra i 2,7 e i 2,8 metri. Un interasse, dunque, sensibilmente superiore a quello della nuova Duster (2,67 metri) per offrire più spazio, in termini di abitabilità e capacità di carico. Non i sette posti, però, che dovrebbero rimanere una prerogativa della Jogger. Il nuovo Suv dovrebbe sfoggiare un look simile a quello della concept alla quale ha contribuito in primis l’attuale capo dello stile Dacia, David Durand, che nel 2022 ha assunto il timone: proporzioni robuste, linee dritte e semplici, interni generosi per un modello che monterà motori benzina, Gpl e ibridi come da copione di famiglia. Come per la terza generazione della Duster, presentata in novembre e che vedremo entro la prossima estate. Dacia è serena sul fatto di proseguire la sua storia di successo che in soli tredici anni ha portato 2,2 milioni di unità vendute, di cui 300 mila in Italia, grazie a un’immagine solida e apprezzata. Il mantra dell’a.d. Denis Le Vot (“Dacia è la Casa con il miglior rapporto qualità-prezzo: noi diamo sempre il massimo ai nostri clienti”) non sarà originale ma la nuova Duster lo mette in pratica. Perché se verranno rispettate le promesse del brand di piazzarla tra 20 mila e 28 mila euro (il listino attuale va da 17.750 a 25.450 euro) c’è tutto per colpire duro nel segmento B-Suv che a fine anno nel nostro Paese chiuderà intorno al 30 per cento di quota sul totale. Esternamente è un mix azzeccato tra un Suv e un off-road, con elementi stilistici più aggressivi che in passato, che ha ispirato immediatamente un Pack Sleep, ispirato agli accessori offerti su Jogger, per trasformare l’abitacolo in un camper spartano con un letto matrimoniale da 1,9 metri di lunghezza. E’ seguire la ‘tendenza van’ del momento, preparandosi a essere sicura protagonista al prossimo Salone di Ginevra, dove a fine febbraio, la nuova Duster sarà tra le poche auto a rappresentare la cara vecchia Europa di fronte alla massiccia presenza cinese. Conta anche questo.












