L’inclinazione ormai è chiara: le grandi case cercano ispirazione dalle loro icone Renault dopo il successo della R5 ci riprova con la R4, anche questa solo elettrica
Il mercato dell’auto ha un debole per il passato. A dimostrarlo ancora una volta è l’ultima arrivata in una pattuglia che assume sempre più i connotati del dream team dell’amarcord automotive. Parliamo della nuova Renault 4, resuscitata in chiave contemporanea e appena svelata alla stampa. Il celebre modello francese, che tra gli anni Sessanta e Ottanta ha motorizzato milioni di persone con il suo design essenziale e la sua incredibile versatilità, torna oggi con un look moderno e una meccanica elettrica. Possiamo dirlo: si tratta di un’operazione nostalgia che segue un trend ormai consolidato, riportare in vita auto leggendarie, reinterpretandole.
Infatti, sebbene ai suoi tempi non fosse proprio un’auto da poster nella cameretta, la popolare francesina era una vettura amata dalla gente comune. Pop, diremmo oggi. Negli anni ‘80 ne guidava una il leader di Solidarnos e premio Nobel per la pace Lech WaOEesa; gli italiani la ricordano invece per le immagini drammatiche trasmesse in bianco e nero da via Caetani a Roma, quando venne ritrovato senza vita il corpo di Aldo Moro dopo 55 giorni di prigionia. L’auto era stata utilizzata dalle Brigate Rosse per abbandonare il cadavere del Presidente della Democrazia Cristiana, segnando uno dei momenti più drammatici della storia della Repubblica Italiana. Ma la R4 fu protagonista anche di pagine ben più leggere, come il Raid 4L Trophy. Una gara amatoriale di 6.000 km nel deserto del Sahara, riservata agli studenti universitari per dimostrare la sua incredibile resistenza. In tempi più recenti, nel 2013, Papa Francesco poco dopo essere stato eletto, ha scelto di usare una Renault 4 del 1984 donata da un parroco italiano, per sottolineare la propria scelta di umiltà e semplicità. ( Per approfondire leggete il bel libro di Piero Trellini sulla R4) Con motorizzazione E-Tech fino a 150 cv e 409 km di autonomia, ricarica rapida e oltre 600 combinazioni di personalizzazione possibile, la nuova Renault 4 non è certo la prima a vivere una seconda giovinezza. Mini, Fiat 500 e Renault 5 sono tra gli esempi più celebri di automobili storiche rinate con successo, conquistando pubblico e mercato. Quando BMW rilanciò la Mini nel 2001, il successo fu immediato: il design inconfondibile e la guida sportiva hanno
rasformato la nuova Mini in un cult globale, facendo dimenticare il glorioso passato britannico per abbracciare una nuova identità premium. Stessa sorte per la Fiat 500, che nel 2007 ha ridato vita al mito della piccola utilitaria italiana. Con linee che richiamano il modello del 1957 e un mix di tecnologia e stile, la nuova 500 è diventata un simbolo di design e praticità, vendendo milioni di esemplari e restando centrale nella gamma Fiat fino a oggi, con una versione completamente elettrica. Il ritorno delle icone automobilistiche non è solo una questione di marketing: è un mix di emozione, design senza tempo e praticità moderna. Queste auto evocano ricordi, creano un senso di appartenenza e si distinguono nel panorama automobilistico spesso omologato. Con loro, l’industria automobilistica continua a guardare al passato per costruire il futuro.
Tuttavia, se il successo di Mini, Fiat 500 e Renault 5 è sotto gli occhi di tutti, c’è un’auto che ha provato a tornare, senza aver mai veramente conquistato il mercato: si tratta del Maggiolino Volkswagen. Il primo, fra l’altro, di questo genere.
Rilanciato nel 1997 con la New Beetle e poi nel 2011 con una versione più sportiva, il Maggiolino moderno non è mai riuscito a replicare il successo dell’originale. Perché? Probabilmente per una strategia di posizionamento poco chiara: troppo costoso per essere un’auto popolare, troppo nostalgico per competere con le compatte di tendenza del momento. Inoltre, al contrario della Mini e della Fiat 500, non offriva una vera evoluzione tecnica o stilistica, rimanendo più un esercizio di design che un’auto pensata per il futuro. Era la fine degli anni Novanta e le automobili si stavano emancipando passando dall’analogico al digitale. Ma questa è un’altra storia.












