Mazda con la CX-60 fa una scelta quindi controcorrente, che farà felici coloro i quali hanno sempre apprezzato i pregi delle motorizzazioni Diesel di grandi cilindrate.
La versione che ho provato per Il Foglio è la più potente da 249 cv, quattro ruote motrici, nell’allestimento Homura, che per 65.000 euro offre praticamente tutto di serie, inclusi i cerchi da 20 pollici, e dei pregiati interni in pelle.
La CX-60 nella versione 6 cilindri Diesel sorprende per prestazioni e consumi contenuti: a fronte di una accelerazione di 7,4 secondi nello 0-100 km/h, e di una velocità massima di 219 km/h, la vettura percorre in media ben 19,2 km con un litro di gasolio nel ciclo WLTP.
A tanta efficienza si unisce anche una fluidità di marcia davvero elevata. L’ottimo cambio automatico a 8 rapporti, permette di viaggiare con un filo di gas, con cambiate che si susseguono dolcemente a un regime di 1.200 giri, oppure se settato nella modalità sport, di garantire una piacevole guida dinamica, con il 3.3 litri che fa sentire la sua piacevole timbrica piena, senza alcuna nota metallica tipica dei vecchi motori Diesel.
La CX-60 ha uno stile elegante e minimalista, l’ormai noto kodo design di Mazda, che si traduce letteralmente come “battito cardiaco”. Questa Suv Mazda sa infatti suscitare emozioni che ben incontrano la semplicità e la funzionalità. Lo spazio a bordo e le finiture sono in gradi di coccolare tutti e cinque i passeggeri, grazie anche all’ottimo impianto stereo di Bose, e all’ampio bagagliaio di ben 570 litri.
Chi avesse bisogno di ancora più spazio potrà poi optare per la Mazda CX-80, il Suv ammiraglia di Mazda, lungo 5 metri e disponibile anche nella versione 7 posti, offerto sempre in questa interessantissima motorizzazione Diesel 3.3 litri con 6 cilindri in linea. Un plauso a Mazda che ha saputo “novare serbando” offrendo su mercato un propulsore diesel che ha dimostrato con i numeri di poter ancora giocare le sue carte per sostenibilità e prestazioni.













